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    L’Europa che non vorremmo

    Redazione SinlaborDi Redazione Sinlabor3 Marzo 2017

    L’Europa che non vorremmo………… solidarietà ai lavoratori del settore della pesca.

    Dopo le norme più strampalate che hanno messo in ginocchio le piccole e medie imprese del nostro Paese come la misura del cetriolo, delle vongole, e altro, arriveremo all’imposizione europea sulla lunghezza dei capelli?

    Basta con l’Europa dei burocrati, che per giustificare la montagna di denaro necessario a mantenerli, sfornano quotidianamente norme su norme che con la vita dei cittadini hanno poca attinenza.

    Che senso ha legiferare contro le biodiversità e, guarda caso, mai a vantaggio dei produttori del MADE IN ITALY?

    Dobbiamo prendere atto ed esser consapevoli che, per esempio, il settore agroalimentare, quello che più si addice al nostro Paese, se correttamente tutelato e sviluppato sarebbe un eccezionale volano per creare occupazione. Fintanto però che i nostri rappresentanti a Bruxelles, non……”sollevano i tavoli”….(come promesso in passato), possiamo solo urlare…..”questa Europa, non ci serve!”

    Solo in un Paese allo sfascio qual’è l’Italia, caratterizzato da una classe politica sempre alla ricerca di benefici ad PERSONAM e capacissima negli intrallazzi con i potenti di turno a suon di tangenti, dobbiamo assistere a continue manifestazioni di lavoratori, espropriati anche della dignità di cittadini, costretti a protestare, qualche volta in modo rude, per cercare di salvaguardare quel poco che ancora resta.

    Non ultimi, in ordine di tempo, in Piazza Montecitorio hanno protestato i nostri amici pescatori a causa dell’aumento delle multe in quanto il pescato sembra …… non essere a norma.

    Al di là del provvedimento, che merita una riflessione, non dimentichiamoci che il settore della pesca negli anni passati è stato pesantemente colpito anche da altri vincoli. Vincoli  che hanno costretto alla modifica delle attrezzature e, talvolta, al blocco forzato dei pescherecci mettendo in ginocchio tutto l’indotto con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

    Lavoro duro, quello del pescatore, costretti a lottare con il sole, con le intemperie e con la BUROCRAZIA.

    Non possiamo pensare che i nostri nonni, non sapessero pescare e censire il pesce da “tirar su”. Ci piacerebbe invece sapere a quali regole comunitarie si devono attenere i Paesi del nord Europa che con le loro flotte d’altura stanno desertificando i mari del Nord. Sono rispettate le lunghezze degli avanotti? Certe qualità di pesce sono regolate per la riproduzione dai fermi della pesca?

    O è forse che i nostri pescatori sono diventati improvvisamente incapaci e quello che devono fare glielo deve dire l’Europa.!!!

    I lavoratori per cercare di avere l’attenzione della politica e del Governo devono scendere in piazza. Quanti mesi e mesi son passati dalle prime proteste. Finora tutti gli appelli sono stati ignorati. Si legge, dalla stampa, che il Governo provvederà….!!! Si ma intanto……?

    Dov’è il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali? Cosa fa? Il made in Italy agroalimentare interessa ancora? Non è forse, assieme ai Beni Culturali, uno dei nostri settori più importanti? Agricoltura e cultura sono il nostro oro verde e blu!!! (terra e mare).

    Invece, no. Distruggiamo il buono che abbiamo per importare ed importare.

    Cosa vogliamo fare? O meglio….vogliamo fare qualcosa? O, qui, nel suolo Patrio, ci limitiamo a mugugnare che è sempre tutto faticoso, complicato, dispersivo e alienante?

    Alex Barbato

    02-03-2017

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