Nel XXI secolo, l’era della globalizzazione, del digitale, l’era in cui si sono abbattute le frontiere dello spazio e del tempo, purtroppo restano ancora molti i gap da risanare e che contribuiscono alla fossilizzazione di quei valori che hanno l’alto compito di rendere una società libera ed uguale!

La diversità, sia essa territoriale, di razza, sociale o di genere, continua ad essere una nota stonata, suonata con l’amaro strumento del pregiudizio, che inquina la storia, non solo di una parte del mondo, ma dell’intera umanità!

E’ormai dal 1977, che ogni anno viene celebrata la festa delle donne o meglio dire la Giornata internazionale dei diritti della donna. Una data, a dir poco, importante se ci ricorda le conquiste sociali, economiche e politiche femminili, ma è anche una data che sottolinea le numerose discriminazioni e le violenze di cui le donne sono ancora miseramente protagoniste.

Ma ad oggi, precisamente nel marzo del 2021, si può realmente parlare di conquiste sociali, oppure l’ombra del sessismo continua ad imperare, con diseguaglianze volte a penalizzare il sesso “debole” relegandolo in quel perpetuo stato di subdola inferiorità?

Non le parole, precisamente sono i fatti a sottolineare la sussistenza di quelle che sono le ben note e ormai storiche discrepanze tra i due sessi.

Prendiamo come riferimento i dati elaborati dal Global Gender Gap Report che di fatto mette in evidenza, punto per punto, la disparità di genere nel mondo, confrontando i dati di 153 paesi, tra cui l’Italia. In questo report è possibile trovare tutti i dettagli, che comprendono le diversità di salari e stipendi tra uomini e donne, come le differenze nell’accesso alla formazione, alle cure mediche, alle posizioni più alte nella scala della distribuzione del potere.

Fonte: Global Gender Gap Report 2020

 

Nel report l’Italia risulta essere al 76◦ posto, metà classifica, ma tale “traguardo” su 153 paesi del mondo, per la disparità di genere è tutt’altro che apprezzabile!

Stando ai dati il problema non è tanto nella rappresentanza politica o nella presenza di donne in Parlamento (solo un terzo delle donne occupa cariche politiche nazionali), quanto sulle opportunità e sulla partecipazione alla vita economica, a cui segue la disparità di trattamento salariale che fa di noi i 125esimi in una lista di 153.

Sull’Italia pesa tantissimo il divario salariale fra uomini e donne a parità di livello e di mansioni. Le donne faticano a fare carriera e la percentuale di donne fra professionisti e manager risulta sempre inferiore rispetto a quella maschile e tutto ciò pregiudica e non poco la scalata in classifica.

E’lecito considerare tale discrepanza uno scandalo oppure una vergogna, soprattutto se si tiene conto di due aspetti importanti:

  • 1) L’Italia, in questa classifica, in merito alla retribuzione economica, è messa peggio di alcuni paesi come l’Honduras: le donne guadagnano la metà dell’uomo e non sempre occupano posizioni di comando.
  • 2) Nell’Europa occidentale, per quanto concerne il discorso delle pari opportunità, tra uomini e donne, l’Italia è in fondo alla classifica, dopo di lei soltanto la Grecia, Malta e Cipro. Intanto è bene sottolineare che l’Europa occidentale, rispetto ad altri continenti e grazie innanzitutto alle nazioni del Nord Europa, e non all’Italia, è il luogo dove le pari opportunità vengono più rispettate.

 

Tra gli obiettivi previsti dall’ Onu in relazione allo Sviluppo sostenibile, esattamente l’obiettivo n. 5, risulterebbe l’eliminazione delle disparità di genere, prevista per il 2030. Un ottimo traguardo, probabilmente non realizzabile stando ai dati del Global Gender Gup Report 2020, soprattutto nei tempi previsti (la disparità risulterebbe sanabile tra oltre un secolo), ma è importante che tale situazione sia messa comunque al vaglio delle Nazioni Unite e che, anche se non entro i termini previsti, si possa comunque operare per il raggiungimento di tale obiettivo.

Bisogna, quindi, darsi da fare, senza dover pensare che siano solo e sempre le donne a farlo. L’ 8 marzo, il giorno della celebrazione della donna, potrebbe divenire un monito per sollevare la questione, affinchè possa essere tenuta in considerazione anche dagli organi competenti.

Una civiltà può definirsi davvero evoluta quando i gap da sanare non riguardano le diversità, quindi una società dove finalmente possa regnare la tanto auspicata “uguaglianza”, soprattutto nell’offrire ad ogni cittadino “pari opportunità”. Prof Enrico Castaldo