“Il futuro non si costruisce con le macchine, ma con le scelte. E le scelte dipendono da chi vogliamo essere.”
I manager delle aziende di sviluppo dell’intelligenza artificiale prevedono che “i cambiamenti portati dall’IA saranno 10 volte più profondi di quelli generati da quella industriale e forse 10 volte più veloci”.
Una previsione estremamente infausta alla luce di quello che ha significato la rivoluzione industriale di fine 1800. Infatti, se consideriamo il secolare immobilismo della società contadina con le sue consuetudini e valori codificati nel tempo, gli effetti della rivoluzione industriale per l’innovazione e la rapidità di affermazione si possono considerare devastanti per le persone di quell’epoca. Se alla fine del 1800 circa il 60 % della popolazione in età lavorativa era dedito all’agricoltura un secolo dopo la percentuale di chi si dedica a questa attività è scesa a circa il 3,5 %, si evince che la rivoluzione industriale ha radicalmente cambiato la società dell’epoca e si è sviluppata a scapito di quella agricola.
Nel tempo i suoi effetti, socialmente mediati dalle Istituzioni (Chiesa con l’enciclica Rerum Novarum) e proteste e scontri (lotte sindacali), sono collettivamente accettati tanto che oggi nessuno vorrebbe tornare al passato.
Visto l’enorme afflusso di capitali che muovono le grandi società di informatica è facile prevedere che le conseguenze della rivoluzione digitale alimentata dall’intelligenza artificiale saranno di una rapidità e di una portata difficilmente gestibile. Gli effetti, almeno nel breve e medio periodo, saranno devastanti anche a causa del rapido diffondersi di robot umanoidi. Non è difficile sapere a spese di chi o di quale settore sociale si affermerà il cambiamento. In questo mondo, così complesso e fragile, di motivi per essere preoccupati ce ne sono parecchi.
L’intelligenza artificiale ha raggiunto un punto in cui può generare testi, dipinti, composizioni musicali e molto altro e più le macchine si impossessano delle attività umane, più l’uomo si sente impotente.
Anche se le macchine saranno capaci di scrivere saggi sull’amore o comporre poesie non potranno mai esprimere la bellezza e l’intensità di quelle umane perché prive della forza dovuta dalle emozioni, riflessioni, ricordi, esperienze interiori e ricerca, sentimenti esclusivi del genere umano. Poesie e scritti spesso generati dalla necessità di elaborare il dolore e di trovare un modo per andare avanti.
La macchina potrà elaborare in pochissimi secondi tutto il sapere umano ma non potrà mai esprimere compiutamente i sentimenti dell’animo di una persona perché sono il risultato di esperienze vissute, di stimoli sensoriali, di risposte emotive e di interazioni sociali.
Purtroppo ad aggravare la situazione a causa dell’empatia insita nella natura umana e il linguaggio utilizzato dagli operatori del settore che tende ad umanizzare ciò che è artificiale, siamo indotti a considerare l’IA non solo uno strumento ma quasi un nostro simile.
L’AI non è neutra. È uno strumento potente, può portare beneficio o portare con sé il rischio della manipolazione, della disuguaglianza, della violenza.
Le preoccupazioni sulle implicazioni etiche per uno sviluppo tecnologico così rapido sono pubblicamente espresse da una parte degli scienziati che raccomandano di orientare tale progresso in modo responsabile.
Preoccupazioni condivise anche dal Sindacato Labor che ritiene necessaria una nuova parola profetica, capace di parlare ai cuori e alle menti delle donne e degli uomini che stanno entrando nella “rivoluzione digitale”.
La Rerum Novarum: il pilastro da cui partire.
Il Pontefice neoeletto ha spiegato le ragioni della scelta del nome in Papa Leone XIV per sottolineare la volontà della Chiesa di affrontare le sfide che attendono il mondo a seguito della rivoluzione digitale, così come Leone XIII con l’Enciclica Rerum Novarum ha affrontato la questione sociale generata dalla Rivoluzione industriale.
Per il Sindacato Labor, grazie alla Chiesa oggi l’Umanità non è del tutto impreparata ad affrontare le nuove sfide in quanto può disporre di un insieme di principi, teorie, insegnamenti e direttive conosciute come “Dottrina sociale cristiana” finalizzati alla difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.
Dai suoi insegnamenti emerge con chiarezza che l’IA non potrà mai sostituire ciò che è specificamente umano: la coscienza morale, il discernimento, la relazione autentica con l’altro. La macchina può imitare, ma non comprendere; può processare, ma non giudicare; può apprendere, ma non amare. È qui che si gioca il confine, sempre più sottile, tra simulazione e realtà. L’insegnamento morale e sociale della Chiesa aiuta a predisporre un uso dell’IA che preservi la capacità umana di azione, la santità della vita e la dignità della persona. Lo sviluppo tecnologico deve essere diretto al servizio della persona e contribuire a raggiungere una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei rapporti sociali.
Papa Leone XIV chiede una governance multilivello dell’IA, che sia ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Il pontefice invita ad un’educazione al pensiero critico, alla responsabilità, alla cura della persona. In fondo, la vera questione non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale, ma che cosa vogliamo fare noi con essa. E soprattutto: chi vogliamo essere. Le parole del pontefice Leone XIV ci coinvolgono profondamente.
Come Sindacato Labor, concordiamo con i contenuti della dottrina sociale e difendiamo il lavoro non solo come mezzo di sostentamento, ma come spazio di dignità, relazione e crescita.
L’IA può ottimizzare processi, ma non può sostituire il senso umano del lavoro. Senza pensiero critico, rischiamo di diventare semplici ingranaggi di un sistema che ci viene imposto. Dietro ogni tecnologia ci sono scelte politiche, economiche e culturali. Chi programma gli algoritmi? Chi ne controlla gli effetti? Chi ne trae vantaggio? Educare alla responsabilità significa pretendere trasparenza, equità e giustizia sociale. Il progresso non può essere lasciato in mano a pochi. Anche nell’innovazione, l’uomo deve guidare le scelte affinché si salvaguardino i diritti delle persone, dell’ambiente, nel rispetto della verità.
Danilo Maron
