Ci arrivano segnalazioni da parte di lavoratori che lamentavano contestazioni e sanzioni disciplinari pretestuose, chiaramente adottate dal datore di lavoro a seguito di rivendicazioni o prese di posizione legittime. La sfida più impegnativa per i nostri operatori territoriali è dimostrare la natura vendicativa del provvedimento datoriale.
Sebbene la legge tuteli il lavoratore contro le condotte punitive della parte datoriale, la giurisprudenza stabilisce confini e paletti molto precisi per poter dichiarare la nullità di un provvedimento disciplinare.
Secondo l’orientamento costante della Suprema Corte, affinché un provvedimento, sia esso un licenziamento o una sanzione conservativa come la sospensione dal lavoro o la multa, sia dichiarato nullo per motivo illecito ritorsivo non è sufficiente la mera contemporaneità o vicinanza temporale tra l’esercizio di un diritto da parte del lavoratore e la contestazione disciplinare.
Perché il giudice possa dichiarare la nullità dell’atto, è necessario che il motivo ritorsivo sia stato l’unico ed esclusivo elemento determinante che ha spinto il datore di lavoro ad agire, se, al contrario, sussiste un addebito disciplinare reale, fondato e di gravità tale da giustificare la sanzione non esiste intervento ritorsivo.
I nostri sportelli territoriali, poiché l’intento vendicativo del datore di lavoro viene raramente esplicitato, verificano alcuni elementi presuntivi come:
- Tempistica dei fatti: Una contestazione disciplinare avviata immediatamente dopo che il lavoratore ha fatto valere un proprio diritto, specialmente a fronte di addebiti risalenti nel tempo e fino a quel momento tollerati dall’azienda, costituisce un fortissimo indizio di ritorsione.
- Disparità di trattamento: Se la medesima infrazione viene punita solo a carico del lavoratore “scomodo”, lasciando impuniti altri colleghi nella stessa identica situazione, si evidenzia con chiarezza la natura discriminatoria della condotta.
- Proporzionalità e pretestuosità: L’adozione di sanzioni gravemente sproporzionate per addebiti veniali o di scarsa rilevanza rivela una chiara volontà punitiva dell’azienda.
Grazie all’intervento del Sindacato Labor, anche attraverso le opportune procedure promosse presso l’Ispettorato del Lavoro, molte di queste vertenze si sono risolte positivamente, portando all’annullamento o al ridimensionamento di provvedimenti palesemente ingiusti.
Il nostro invito a tutti i lavoratori, le lavoratrici e i delegati aziendali è di prestare sempre la massima attenzione nel ricostruire i dettagli e la cronologia di ogni singola contestazione:
- Esercizio dei diritti e buona fede: Se da un lato il datore di lavoro non può utilizzare il potere disciplinare come strumento di vendetta, dall’altro è essenziale che la condotta del lavoratore rimanga sempre improntata alla buona fede e sia esente da addebiti disciplinari reali ed effettivamente sussistenti.
- Analisi rigorosa: Analizzare la sequenza temporale, verificare la sproporzione delle sanzioni e raccogliere per tempo tutti gli elementi presuntivi è l’unica strada per smontare con successo, sia in sede amministrativa sia in sede giurisdizionale, i provvedimenti pretestuosi.
Se hai ricevuto una contestazione o una sanzione disciplinare che ritieni ritorsiva, non affrontarla da solo ma rivolgiti alle sedi del Sindacato Labor. I nostri esperti e legali sono a tua disposizione per analizzare la tua situazione e attivare i canali di tutela più efficaci, anche presso l’Ispettorato del Lavoro.
a href=”https://www.magnific.com/it/foto-gratuito/datore-di-lavoro-che-da-un-preavviso-di-licenziamento-a-una-giovane-donna_4013241.htm”>Immagine di yanalya su Magnific</a>
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