Non è solo una questione di numeri e di quadrare i conti di bilancio. La decisione dell’esecutivo di cancellare oltre 7.000 posti tra docenti e personale della scuola è un colpo al cuore del Paese, un atto di miope resa politica che colpisce chi ogni giorno manda avanti le nostre aule e chi quelle aule le vive per costruirsi un domani.
Nelle strade e nelle piazze di questi giorni stiamo vedendo qualcosa di straordinario e al tempo stesso drammatico. Migliaia di ragazzi e ragazze stanno urlando la loro rabbia e la loro preoccupazione. Non protestano per un pretesto: protestano perché vedono il loro futuro minacciato da una disparità sociale sempre più profonda, un muro invisibile che rischia di precludere a troppi di loro la possibilità di realizzarsi davvero.
Con quali risposte il Governo incontra questo grido di aiuto? Con la sforbiciata a oltre settemila cattedre e posti di lavoro. È una scelta che va esattamente nella direzione opposta a ciò di cui l’Italia ha bisogno.
Come Sindacato Labor lo diciamo con forza e con la passione che ci contraddistingue: per noi la scuola non è una voce di spesa da riorganizzare al ribasso. La scuola è la spina dorsale della Repubblica, è il luogo sacro in cui si formano le coscienze dei giovani, l’unico vero motore capace di azzerare le disuguaglianze e dare a tutti le stesse opportunità, a prescindere dal ceto o dalla provenienza.
Una scuola efficiente, viva, con personale valorizzato e strutture adeguate, non produce solo diplomati: forma giovani consapevoli, liberi e pronti a prendere in mano le redini del proprio destino. Da una scuola forte nasce, inevitabilmente, una società migliore, più equa e più umana.
Togliere 7.000 lavoratori alle nostre scuole significa classi ancora più affollate, meno continuità didattica, più solitudine per gli studenti più fragili e più precarietà per chi lavora. Significa dire ai giovani che le loro speranze valgono meno di un calcolo di finanza pubblica.
Labor non ci sta e non rimarrà a guardare. Siamo e saremo sempre al fianco dei lavoratori dell’istruzione, delle famiglie e dei giovani che in queste ore chiedono ascolto e dignità. La voce delle piazze non va ignorata, va ascoltata: fermiamo i tagli, restituiamo alla scuola il rispetto e le risorse che merita.
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