Lo stress lavoro‑correlato è oggi riconosciuto come un vero rischio professionale. L’Accordo Quadro Europeo dell’8 ottobre 2004, al paragrafo 3, chiarisce che l’esposizione prolungata a fattori stressogeni può compromettere la salute psicofisica del lavoratore, imponendo alle organizzazioni un obbligo di prevenzione strutturato e non meramente formale.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha recepito e rafforzato questo principio, collegandolo direttamente all’art. 2087 c.c. Le sentenze più recenti affermano che il datore di lavoro risponde quando non dimostra di aver adottato tutte le misure necessarie a prevenire condizioni organizzative idonee a generare stress. L’ambiente di lavoro “stressogeno” viene qualificato come fatto illecito, sufficiente a fondare responsabilità contrattuale e diritto al risarcimento del danno, anche in assenza di condotte persecutorie specifiche.
La Corte ha inoltre precisato che il lavoratore deve allegare il danno e la sua riconducibilità al contesto lavorativo, mentre spetta al datore di lavoro provare l’adeguatezza delle misure prevenzionistiche adottate. Ne deriva un sistema di tutela più efficace, che riconosce la natura oggettiva del rischio e la necessità di una gestione organizzativa attiva e documentata.
I lavoratori che ritengono di trovarsi in una situazione di stress lavoro‑correlato, o che sospettano un nesso tra condizioni organizzative e danno alla salute, sono invitati a rivolgersi alle sedi territoriali del sindacato Labor. Le strutture locali possono fornire assistenza qualificata, orientamento giuridico e supporto nella tutela dei propri diritti.
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