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    Lavoro 4 minuti di lettura27 Visualizzazioni

    8 marzo – Le Madri Costituenti: il lavoro delle donne nella Costituzione italiana

    Redazione SinlaborDi Redazione Sinlabor4 Marzo 2026

    Nel celebrare l’8 marzo, il Sindacato Labor sceglie di tornare alle radici della nostra democrazia, e a quel momento fondativo in cui ventuno donne, furono elette all’Assemblea Costituente nel 1946.

    Donne di grandissima cultura e spirito innovativo che, seppur in minoranza in un momento storico e politico dominato dal pensiero patriarcale, portarono nella Carta repubblicana un’idea di uguaglianza e pari diritti tra i sessi.

    Oggi, in un momento in cui gli equilibri tra i poteri dello Stato disegnati dalla Costituzione  vengono messi in discussione – talvolta in modo frettoloso o strumentale –è bene ricordare in questa data, la voce, l’esperienza e la visione delle Madri Costituenti.

    La loro presenza non fu simbolica: fu sostanza, fu battaglia politica, fu scelta precisa delle parole e dei concetti che ancora oggi definiscono i diritti delle donne nel lavoro, nella famiglia, nella socieQuelle donne — operaie, insegnanti, partigiane, cattoliche sociali, sindacaliste — seppero trasformare la loro esperienza concreta in norme costituzionali che hanno cambiato il Paese.
    Molti articoli che oggi consideriamo “naturali” sono nati da discussioni accese, da emendamenti, da interventi puntuali delle costituenti. E soprattutto da una visione comune: la dignità della persona e la parità tra uomini e donne come fondamento della Repubblica.

    Lina Merlin ottenne che l’uguaglianza fosse esplicitata “senza distinzione di sesso”, una formula che oggi appare ovvia ma che allora non lo era affatto.
    Teresa Mattei contribuì alla parte più innovativa dell’articolo, quella che impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

    È la radice del principio di uguaglianza sostanziale, cardine di ogni battaglia sindacale.

    Il lavoro come diritto e come scelta: Articolo 4

    Nilde Iotti intervenne per eliminare espressioni come “inclinazioni” o “attitudini”, che avrebbero potuto giustificare discriminazioni.
    La formula finale — “secondo le proprie possibilità e la propria scelta” — afferma che il lavoro non è destino biologico, ma libertà personale e responsabilità sociale.

    Un principio che ancora oggi guida la difesa del lavoro femminile e della sua piena dignità.

    Le costituenti, laiche e cattoliche, trovarono un punto di incontro fondamentale:
    la famiglia è un soggetto di diritti, ma non può essere gerarchica.

    Grazie a Iotti, Federici e Gotelli, il matrimonio viene definito come ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
    Fu respinta l’idea di inserire l’indissolubilità del matrimonio e fu superata la concezione del pater familias. Una scelta che ha aperto la strada a tutte le riforme successive sul diritto di famiglia.

    Iotti, Federici, Gallico Spano, Delli Castelli e Rossi difesero con forza la tutela dei figli nati fuori dal matrimonio, contro timori e resistenze.
    La formula finale — “ogni tutela giuridica e sociale compatibile” — rappresentò un passo avanti decisivo verso l’uguaglianza dei bambini.

    Teresa Noce, Nilde Iotti e Maria Federici ottennero che la maternità fosse riconosciuta come valore sociale, non come destino privato.
    La Repubblica si impegna a proteggere maternità, infanzia e gioventù, favorendo gli istituti necessari: un principio che ancora oggi sostiene servizi, congedi, welfare.

    Noce, Federici e Merlin portarono nella Costituzione un principio rivoluzionario:

    • stessa retribuzione a parità di lavoro
    • tutela della maternità
    • condizioni di lavoro compatibili con la vita familiare

    Fu respinta l’idea del “salario familiare”, che avrebbe escluso le donne dal lavoro.
    La formula “essenziale funzione familiare”, proposta da Aldo Moro, sostituì la più tradizionale “missione familiare”, riconoscendo la maternità come responsabilità sociale e non come ruolo imposto.

    Lina Merlin ottenne che fosse scritto chiaramente che uomini e donne sono elettori.
    Noce e Federici garantirono che l’accesso alle cariche pubbliche fosse in condizioni di eguaglianza, impedendo formule discriminatorie come “conformemente alle loro attitudini”.

    La battaglia per l’accesso delle donne alla magistratura — portata avanti da Maddalena Rossi e Teresa Mattei — non fu vinta nel 1948, ma aprì la strada alla riforma del 1963.

    Le Madri Costituenti non scrissero solo articoli: scrissero un’idea di Paese.
    Un Paese in cui la dignità della persona, il lavoro, la parità, la maternità, la famiglia, la partecipazione politica sono diritti e non concessioni.

    Per il Sindacato Labor, ricordarle significa riconoscere che:

    • la parità non è un traguardo, ma un processo;
    • il lavoro femminile è ancora oggi terreno di disuguaglianze;
    • la Costituzione è un impegno quotidiano, non un testo del passato.

    L’8 marzo non è una celebrazione rituale fine a se stessa: è un richiamo alla responsabilità collettiva.

    In questa data, il nostro pensiero va alle donne che hanno costruito la Repubblica e a quelle che ogni giorno la tengono viva attraverso il lavoro, l’impegno civile, la cura, la competenza e la partecipazione.
    Le parole delle costituenti sono oggi più che mai valide e ci ricordano che la democrazia si costruisce scegliendo le parole giuste e difendendo i diritti di tutte e di tutti.

     

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