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    Carta Docente 2025/2026: il punto sulle novità tra estensione ai precari e il taglio degli importi

    Redazione SinlaborDi Redazione Sinlabor25 Maggio 2026
    carta docente sindacato

    La pubblicazione del Decreto Interministeriale numero 59, datato 31 marzo 2026, ha finalmente definito le regole per l’utilizzo della Carta del Docente per l’anno scolastico in corso. Come sindacato Labor, accogliamo questo provvedimento con sentimenti contrastanti. Da un lato si assiste a una storica e doverosa estensione della platea dei beneficiari, ma dall’altro non possiamo fare a meno di denunciare una drastica riduzione delle risorse economiche destinate a ciascun insegnante, un compromesso che penalizza la qualità della formazione.

    Il nuovo quadro normativo recepisce, seppur con colpevole ritardo, l’orientamento consolidato della giurisprudenza nazionale ed europea. Tra i passaggi decisivi spicca la recente sentenza della Corte Costituzionale del 2025, che ha ribadito come l’aggiornamento professionale sia un diritto e un dovere dell’intero corpo docente, senza alcuna discriminazione legata alla natura del contratto di lavoro. Tuttavia, anziché finanziare questa estensione con fondi freschi e aggiuntivi, il Ministero ha scelto la via più semplice, ovvero redistribuire le risorse esistenti su un numero maggiore di lavoratori, provocando un inevitabile impoverimento del bonus.

    La novità più rilevante ed eccezionale riguarda proprio i destinatari. La Carta Docente cessa di essere un’esclusiva del personale di ruolo ed entra a pieno titolo nella disponibilità dei docenti precari. L’accredito avviene ora in modalità automatica per tutti gli insegnanti assunti con supplenza annuale, ossia con contratto fino al 31 agosto, e per coloro che hanno una supplenza fino al termine delle attività didattiche, stabilita al 30 giugno. Il beneficio include anche il personale educativo di convitti ed educandati. Purtroppo, rimangono ancora ingiustamente esclusi sia i supplenti brevi che tutto il personale ATA. Come Labor, riteniamo che questa parzialità rappresenti una ferita aperta e continueremo a dare battaglia affinché il diritto alla formazione venga riconosciuto all’intera comunità scolastica.

    L’estensione della platea ha però comportato una nota dolente che grava sulle tasche dei docenti: il valore del bonus scende dai tradizionali 500 euro a soli 383 euro per l’anno scolastico 2025/2026. Nonostante il pesante taglio, restano confermate le regole sulla temporalità, per cui le somme accreditate mantengono una validità biennale e potranno essere spese entro il 31 agosto 2027. Inoltre, gli eventuali risparmi non spesi e accumulati nel corso dell’anno precedente verranno regolarmente recuperati e sommati al nuovo importo ridotto.

    Il Decreto introduce importanti cambiamenti anche sul fronte delle spese, modificando la lista dei beni acquistabili con nuove opportunità ma anche con rigidi vincoli. Tra le note positive si segnala l’apertura verso l’editoria audiovisiva e i servizi di trasporto delle persone, pensati per agevolare gli spostamenti legati alla partecipazione a eventi formativi, che si affiancano ai classici acquisti di libri, testi digitali, biglietti per musei, cinema, teatri e iscrizioni a corsi accreditati dal Ministero. Al contrario, si registra una forte stretta sulla tecnologia. L’acquisto di personal computer, tablet e software non sarà più libero ogni anno, ma verrà sottoposto a un blocco quadriennale dopo il primo acquisto effettuato, una misura con cui il Ministero dichiara di voler rimettere al centro i percorsi formativi rispetto ai beni materiali.

    Per accedere al proprio portafoglio elettronico non è necessario presentare alcuna domanda formale o cartacea, poiché il sistema ministeriale riconosce automaticamente gli aventi diritto. È sufficiente collegarsi alla piattaforma ufficiale e autenticarsi tramite le credenziali SPID o la Carta d’Identità Elettronica. Una menzione particolare va a tutti i docenti che negli anni passati hanno ottenuto il riconoscimento delle somme arretrate attraverso un ricorso al giudice del lavoro. Il decreto specifica che tali somme, se riconosciute durante l’anno in corso, resteranno regolarmente spendibili anche nel successivo anno scolastico, anche se nel frattempo l’insegnante dovesse essere cessato dal servizio.

    Il sindacato Labor ribadisce la propria contrarietà a un meccanismo che finanzia i diritti di alcuni lavoratori tagliando i fondi ad altri. Rivolgiamo un appello al Governo affinché stanzi risorse straordinarie capaci di riportare il bonus a 500 euro per tutti e invitiamo tutti gli iscritti e i lavoratori interessati a rivolgersi alle nostre sedi per ricevere assistenza tecnica sulla piattaforma o per avviare le procedure di recupero degli anni passati per via legale.

     

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