Si è tenuto a Padova l’atteso convegno dal titolo “DISAGIO LAVORATIVO: QUALI STRUMENTI? Diritti negati, equilibri fragili: dal benessere psicologico alla tutela legale”. L’evento, che ha visto una grande partecipazione, è stato organizzato in collaborazione con il Centro Anti Mobbing di Padova e l’associazione Movimento Difesa del Cittadino, offrendo un’importante occasione di riflessione e strumenti concreti per i lavoratori.
Noi del Sindacato Labor, da sempre in prima linea nella difesa della persona e della dignità sul posto di lavoro , vogliamo riassumere qui i passaggi chiave e i preziosi contributi offerti dai relatori e dalle relatrici della tavola rotonda.
Sintesi degli Interventi
- La normalizzazione del maltrattamento nelle aziende
La dott.ssa Rita Clelia Grottola (Psicologa) ha aperto i lavori affrontando il delicato tema delle “soglie del disagio e la normalizzazione del maltrattamento nelle organizzazioni”.
- Il processo psicologico: Il disagio attraversa tre fasi critiche: adattamento (in cui si tende a sopportare e minimizzare), allarme (insorgono ansia e insonnia con forte autocolpevolizzazione) e infine rottura (il crollo emotivo e la malattia).
- Le pratiche tossiche: Spesso dinamiche come la marginalizzazione, il sovraccarico ingiustificato o l’esclusione dalla formazione vengono erroneamente tollerate. La psicologia del lavoro deve intervenire proprio per restituire ai lavoratori il criterio per distinguere la normale fatica professionale da una vera e propria violazione dei propri diritti.
- Prevenzione e gestione dei conflitti
Il dott. Giovanni Petrucci (Psicologo) si è concentrato su “I conflitti in azienda: prevenirli e gestirli”. Gestire tempestivamente le tensioni interne prima che degenerino in fenomeni escludenti o persecutori è il primo e più efficace passo per garantire il benessere organizzativo ed evitare la cronicizzazione del malessere.
- La valutazione del danno psichico
La dott.ssa Daniela Benvenuti (Psicologa) ha illustrato gli aspetti legati alla “Valutazione psicodiagnostica Peritale”.
- Il ruolo dello psicologo forense: Questa figura è fondamentale per quantificare oggettivamente il danno subito dal lavoratore attraverso colloqui clinici, test mirati e l’osservazione.
- Le dimensioni del danno: Il danno psichico derivante dal lavoro è equiparabile a un danno fisico e si declina in tre precise dimensioni: biologico, morale ed esistenziale.
- Il quadro giuridico e le responsabilità aziendali
L’avvocato Riccardo Baro ha infine delineato il “Quadro Giuridico” e gli strumenti di tutela legale a disposizione.
- Oltre il mobbing: Il termine “mobbing” viene spesso usato in modo generico. Tuttavia, la giurisprudenza moderna e la Cassazione Civile tutelano la salute del lavoratore a prescindere dalle etichette, analizzando l’ambiente lavorativo nel suo complesso.
- L’Articolo 2087 c.c. e il D.Lgs. 81/2008: Il datore di lavoro ha l’obbligo tassativo di tutelare l’integrità fisica e la dignità morale dei dipendenti. Lo stress lavoro-correlato non è una formalità: le aziende devono dimostrare, con dati concreti e misure correttive, di aver valutato e gestito attivamente il rischio, senza poter beneficiare di eventuali lacune documentali.
Come emerso chiaramente dal convegno, per tutelare efficacemente chi soffre di disagio lavorativo è indispensabile una stretta collaborazione tra il mondo del diritto e la psicologia clinica e forense. Dimostrare il nesso causale tra le condizioni di lavoro e la sofferenza psicologica è complesso, ed è proprio in questo percorso che il sindacato si inserisce come bussola e scudo per il lavoratore.
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