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    Lavoro 2 minuti di lettura29 Visualizzazioni

    Quello che non ha fatto il referendum, lo ha fatto la Corte Costituzionale.

    Redazione SinlaborDi Redazione Sinlabor23 Luglio 2025
    corte costituzionale licenziamenti 15 dipendenti pmi
    Close-up of judges gavel on a table

    Il 21 luglio 2025, con la sentenza n. 118, la Consulta ha scritto una pagina di giustizia sociale che il legislatore aveva lasciato in sospeso. Ha dichiarato incostituzionale il tetto massimo di sei mensilità previsto dall’art. 9, comma 1, del D.Lgs. 23/2015 per i lavoratori licenziati illegittimamente da aziende con meno di 15 dipendenti.

    Una norma che, per anni, ha rappresentato una barriera rigida e ingiusta alla tutela effettiva del lavoro.

    La Corte ha riconosciuto ciò che il referendum del giugno scorso non era riuscito a sancire per mancanza di quorum: che il risarcimento non può essere standardizzato, né limitato da un tetto fisso, quando si tratta di diritti fondamentali. Ha aperto la strada a una personalizzazione del danno, permettendo al giudice di valutare caso per caso, fino a un massimo di 18 mensilità.

    Per anni, i lavoratori delle microimprese sono rimasti ai margini delle grandi riforme sul lavoro. Il limite di sei mensilità come risarcimento per un licenziamento illegittimo rappresentava una forma di disuguaglianza strutturale, dove il numero dei dipendenti determinava la dignità della tutela.

    La sentenza cambia prospettiva. Riconosce che non può esserci un lavoratore di “serie B” solo perché impiegato in un’azienda con meno di 15 dipendenti. Questo principio ha un’eco profonda nelle realtà territoriali e nelle filiere produttive dove il tessuto economico è fatto di piccole attività familiari, artigiani, cooperative. Migliaia di persone ora possono rivendicare una tutela commisurata al danno subito, senza essere intrappolate in una formula matematica.

    È un cambiamento di paradigma: non è l’impresa che fa il diritto, è il diritto che deve proteggere chi lavora. E questo principio ha l’effetto di rimettere al centro le storie individuali.

    Dal punto di vista sindacale, questa sentenza è una conquista che va oltre l’aula di tribunale. È l’esito di una battaglia culturale e giuridica che il sindacato Labor porta avanti da anni, contro la standardizzazione del risarcimento e per una maggiore equità.

     

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