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    Governanti e Minions: il Paese di CIUF-CIUF

    sinlabor_adminDi sinlabor_admin9 Dicembre 2016
    crisi governo

    Questi ultimi anni saranno ricordati come la terza fase della repubblica.

    Dal dopoguerra ad oggi possiamo individuare tre periodi:

    • Il primo che si conclude agli inizi degli anni 90;
    • Il secondo prosegue fino la fine del primo decennio degli anni 2000;
    • Il terzo è tuttora in corso.

    Nel primo, nonostante le ruberie e gli scandali che hanno portato a “mani pulite”, il Paese ha conosciuto una importante fase di crescita sia in termini di infrastrutture che di generalizzata estensione a tutti i cittadini del diritto allo studio, alla sanità pubblica all’assistenza sociale ecc.. Nel secondo la spinta propulsiva si arresta. La classe dirigente si limita a conservare l’esistente. Nel terzo, quello attuale, la classe politica, capace solo di “strabilianti proclami”, si è dimostrata totalmente inadeguata anche alla semplice gestione dell’esistente.

    Il Paese non solo è fermo ma sta arretrando.

    Le infrastrutture stanno letteralmente crollando mentre il diritto all’istruzione, alla salute sono riservati a chi se li può permettere. Gli altri …. si arrangino!

    Le imprese ed i lavoratori sono privati anche della dignità del lavoro.

    Se noi paragoniamo questi tre periodi ad una linea ferroviaria avremmo che:

    • Nel primo periodo sono costruiti i binari per fare avanzare la locomotiva;
    • Nel secondo si sono demoliti i binari già percorsi per riposizionarli davanti alla locomotiva;
    • Nel terzo i politici ed i MINIONS al loro servizio si limitano a fare CIUF – CIUF.

    La spocchiosa autoreferenzialità della casse dirigente, i loro ingiustificati e grotteschi privilegi, sommati alla mancanza di competenza, di efficienza, di onestà, aumenta il divario tra l’Italia e gli altri paesi della Comunità Europea.

    La disistima ed il disprezzo dei cittadini sono palesi.

    Il comportamento di parlamentari che si vendono anche la dignità al “mercato delle vacche” di Camera e Senato hanno come reazione, sbagliata, indotto i cittadini a disinteressarsi della cosa pubblica.

    Nessuno deve illudersi che rintanandosi nel privato la classe politica possa cambiare.

    Paradossalmente ciò avvantaggia i “capi bastone” alla testa dei partiti che avranno la totale libertà di mettere in lista incompetenti, corrotti, ladri, amici ed amanti. L’importante che siano fedeli al capo. Dei cittadini e dei loro problemi poco importa.

    L’unica strada da percorrere perché il popolo ritorni ad essere al centro degli interessi della politica è quella che tutti noi smettiamo di pensare che ciò che ci spetta di diritto debba essere elemosinato.

    Se ogni uno di noi si convince di essere importante per determinare per le sorti del Paese affermando il concetto di “IO CI SONO” gli eletti non potranno esimersi dal riconoscerlo e quindi di comportarsi di conseguenza.

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